Musei a misura di bambino: Pallant House Gallery

Adesso vi spiego perché tutti i Musei dovrebbero comportarsi come la Pallant House Gallery di Chichester.

Per la seconda volta di fila stavamo trascorrendo le nostre vacanze a Chichester nel West Sussex, dove abita mia suocera, ed eravamo in cerca di qualcosa da fare per impiegare il tempo durante una giornata che prometteva pioggia.

Il giorno prima avevamo visitato con grande soddisfazione il Museo Novium dove sono conservati reperti archeologici, dove viene raccontata la storia della città e dove i bambini hanno a disposizione tantissimi giochi per imparare divertendosi.

Sapevo dell’esistenza di una galleria d’arte contemporanea nella città e quindi ho controllato sul loro sito web se si trattava di un posto adatto alle famiglie, ovvero child friendly.

 

Il fatto che nel menu’ a tendina del sito comparisse la voce “visiting with children” mi ha fatto ben sperare. Ma di certo non mi aspettavo di leggere questa bellissima affermazione “Breast feeding is allowed anywhere in the gallery“, ovvero che “l’allattamento e’ consentito ovunque nella galleria”, precisando inoltre che ci sono molte panchine dove potersi sedere. Ovviamente i bagni sono dotati di fasciatoio, c’e’ un bar e ristorante dove potersi fermare a mangiare ed un cortile interno con tavolini che, quando siamo andati noi, era tappezzato di disegni realizzati con gessetti.

Con mia grande sorpresa mi sono resa conto che non solo si trattava di un posto assolutamente aperto alle famiglie ma che, siccome era il primo Venerdì del mese, avremmo trovato ad attenderci tantissimi laboratori gratuiti per bambini.

Quando siamo entrati ci hanno accolto con un sorriso e ci hanno spiegato per filo e per segno in cosa consistesse questo evento. L’ingresso era gratuito per tutti fino alle 13:00, ovvero fino a quando non avessero tolto il materiale usato per fare arts and crafts. Ci hanno spiegato dove si trovavano le due aree dove i bambini avrebbero potuto sfogare la loro creatività e ci hanno consegnato anche una “I spy card“, ovvero un foglio con foto di alcuni particolari dei quadri ospitati nella galleria che i bambini avrebbero dovuto cercare (Viola non si e’ data pace finché non li ha trovati tutti).

Un laboratorio consisteva nell’usare marbling paint. Ti davano un vassoietto pieno d’acqua nel quale versare poche gocce per ogni colore scelto (non più’ di tre), dovevi poi mischiare i colori ed infine posare sulla superficie dell’acqua un pezzo di carta piuttosto spesso. La pittura si trasferiva sulla carta creando un effetto che ricorda il marmo.

In un altro laboratorio potevi creare un pennello usando diversi materiali come foglie, muschio, bastoncini etc e pitturare a modo tuo.

Un altro laboratorio era tenuto proprio all’interno di una stanza del museo, circondati da opere d’arte. In questo caso i bambini erano intenti a realizzare fuori con carta velina, carta crespa e scovolini.

Prima di andarcene via abbiamo visitato anche la mostra di Ivon Hitchens, un artista Inglese che non conoscevo di cui ho ammirato la concezione astratta dello spazio che pitturava. All’interno delle stanze c’erano anche delle cuffie dove ascoltare alcuni dei rumori che avevano probabilmente accompagnato l’artista mentre dipingeva in determinate località. Ad Elizabeth si e’ materializzato un bel sorriso sul viso dopo aver ascoltato una mucca. Viola e la sua cuginetta Iliria invece hanno disegnato su di un pezzo di carta un paesaggio cercando di ispirarsi all’artista. Matite e carta erano state lasciate li’ appositamente per quel motivo.

 

Mi piacerebbe che tutti i musei fossero così. Sicuramente questa e’ la direzione da seguire.

 

 

 

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